Quanto costa una psicoterapia?

salvadanaio

Quando pensiamo ad una terapia psicologica ci vengono subito in mente gli sforzi economici da affrontare, oltre a quelli legati alla difficoltà di mettere in discussione la propria vita e il proprio modo di essere.

Non tutti però la pensano in questo modo e qualcuno considera la questione del costo della psicoterapia da un’ottica diametralmente opposta: essa può essere vista persino come un guadagno sia dal punto di vista personale che sociale. Non stiamo pensando soltanto ai professionisti del settore, che sanno bene quanto sia utile intervenire preventivamente sul disagio psicologico per migliorare la qualità della vita e la capacità produttiva delle persone, ma facciamo riferimento anche a studi specifici di altri ambiti professionali: in Inghilterra, ad esempio, è stato un economista e deputato laburista, il Professor Lord Richard Layard a porre la questione dell’utilità della psicoterapia in termini economici[1].

Dalle sue ricerche emerge che l’ansia e la depressione non causano soltanto difficoltà ai singoli individui ma rappresentano un costo per l’intera società se si pensa alla spesa sanitaria finanziata dalle tasse dei cittadini.

Il malessere si trasforma in:

–          peggioramento delle condizioni fisiche, con aumento di visite mediche di base e specialistiche;

–          assenze dal lavoro, con costi per l’azienda e costi di previdenza sociale;

–          peggioramento del quadro clinico in soggetti con malattie croniche quali problemi cardiaci, artrite, asma o diabete: la depressione prolunga i tempi di ospedalizzazione e peggiora le condizioni di vita.

Inoltre spesso ci si rivolge al medico di base riferendo soprattutto sintomi fisici (mal di testa, mal di schiena, tensioni, insonnia, diminuzione dell’appetito, stanchezza e dolori muscolari) con il risultato di assumere farmaci per questo tipo di disturbi, senza affrontare gli aspetti psicologici che hanno un importante peso in queste situazioni.

L’economista inglese ha calcolato nel 2006 che in Inghilterra il 15% di tutta la popolazione è affetta da problematiche di ansia e di depressione con un costo sociale altissimo, stimato intorno ai 24 miliardi di euro all’anno. Per questo ha dato vita ad un programma chiamato Improving Access to Psychological Therapies (IAPT) (http://www.iapt.nhs.uk). Il governo inglese, convinto da tali motivazioni, ha stanziato 372 milioni di euro per il triennio 2008-2011 e 500 milioni di euro per i quattro anni successivi (2011-2015), per fornire una risposta a questi disturbi attraverso i servizi sanitari pubblici.

Considerando che nei servizi inglesi il costo per una psicoterapia è calcolato intorno ai 1000 euro mentre il guadagno per la società è di 1400 euro per il risparmio dei costi diretti delle spese sanitarie, cui vanno aggiunti altri 4000 euro di guadagno (cifra considerata equivalente ad un anno di vita in condizione di buona salute[2]); in totale è quindi possibile stimare un guadagno netto di circa 4800 euro per paziente.

I risultati raggiunti finora sono molto incoraggianti: oltre il 70% dei pazienti ha ottenuto un netto miglioramento sintomatico, il 76% dei pazienti si è rivolto autonomamente a questi servizi (dimostrando l’esistenza di un forte bisogno di psicoterapia e la preferenza della psicoterapia alla sola terapia farmacologica), inoltre molte persone sono rientrate al lavoro dal periodo di malattia.

A fine progetto, nel 2015, si prevede che vengano visitate oltre 3 milioni di persone; inoltre nel 2017 è previsto un guadagno netto per lo stato inglese di circa 7,5 milioni di euro.

Tornando in Italia è facile pensare che ci vorrà molto tempo prima che i nostri governi offrano questo tipo di risposte ai cittadini, tuttavia è importante non ignorare la lezione appresa dalle politiche inglesi: queste ci dicono infatti che “la psicoterapia non costa nulla perché si paga da sé”. Questa può sembrare un’affermazione forte, ma se pensiamo al miglioramento della qualità della nostra vita, al miglioramento della condizione fisica, all’aumento della produttività e alla possibilità di costruire un lavoro e una vita più gratificanti, è chiaro che un percorso psicologico può essere considerato più come un investimento e un guadagno che non come una spesa.

 

Dott. Gaetano Iannella

 


[1] È possibile trovare ulteriori approfondimenti su due interessanti articoli, pubblicati dal dott. Pietro Porcelli sul Giornale dell’Ordine Nazionale degli Psicologi “La Professione di Psicologo” (n. 2 del 2009 e n. 1 del 2012) (http://www.psy.it/archivio-giornale/giornale.html).

[2] I disturbi psicopatologici hanno lo stesso effetto negativo del fumo sull’aspettativa di vita e un effetto maggiore di quello dell’obesità.

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